2025

VULNERABILIS

Dimensioni

30 x 25 x 10  cm

Materiali

carta, colorante naturale, elementi naturali, foglia d’oro.

Materials

paper, natural dye, natural elements, gold leaf.

2025

VULNERABILIS

Dimensioni

30 x 25 x 10 cm

Materiali

carta, colorante naturale, elementi naturali, foglia d’oro.

Materials

paper, natural dye, natural elements, gold leaf.

VULNERABILIS

Lineadarte Officina Creativa – “Biennale del libro d’artista VII edizione”, dal 6 al 22 giugno 2025, Procida (NA).

“Vulnerabilis” oltrepassa la narrativa lineare e si apre come una ferita consapevole, materia percettiva, memoria stratificata. Le sue “pagine” diventano pelle, organo sensoriale, superficie esposta al mondo.
L’opera si colloca come un gesto di resistenza poetica in una ricerca che interroga la vulnerabilità come esperienza radicale di umanità. Vulnerabilis restituisce valore al cedimento, alla crepa, all’ascolto. La ferita (vulnus) non è negata, ma attraversata. Non è più una mancanza, bensì una soglia – tra interno ed esterno, tra umano e vivente, tra sé e l’altro. La vulnerabilità non è solo coraggio individuale, ma presa di posizione politica ed ecologica: il riconoscimento di una comune esposizione alla perdita, alla mutazione, alla dipendenza reciproca.
“Vulnerabilis” non chiede un’interpretazione, ma una presenza. Si offre come spazio liminale: interstizio tra parola e silenzio, tra visione e materia, tra estetica e politica. Un libro che non si chiude, ma si apre. Un’opera che non pretende di spiegare, ma di sostenere lo sguardo su ciò che normalmente si evita: la delicatezza dell’esistere e la vulnerabilità dell’essere.

VULNERABILIS

Lineadarte Officina Creativa – “Biennale del libro d’artista VII edizione”, dal 6 al 22 giugno 2025, Procida (NA).

“Vulnerabilis” transcends linear narrative and opens up as conscious wound, perceptual matter, layered memory. Its “pages” become skin, sensory organ, surface exposed to the world.
The work positions itself as a gesture of poetic resistance in a research that questions vulnerability as a radical experience of humanity. Vulnerabilis returns value on failure, crack, and listening. The wound (vulnus) is not denied, but crossed. It is no longer a lack, but rather a threshold – between internal and external, between human and living, between self and other. Vulnerability is not just individual courage, but political and ecological stance: the recognition of a common exposure to loss, mutation, and mutual dependence.
“Vulnerabilis” does not ask for an interpretation, but for a presence. It offers itself as a liminal space: an interstice between word and silence, between vision and matter, between aesthetics and politics. A book that doesn’t close, but opens. A work that does not claim to explain, but to support the gaze on what is normally avoided: the delicacy of existence and the vulnerability of being.